lunedì 30 marzo 2026

Lo specchio dell'Italia...in un ingorgo

 


Recensione redatta da Valerkis

Tornare indietro nel tempo, cinematograficamente, non è solo un esercizio nostalgico, serve a capire come i registi di un tempo raccontavano gli aspetti che caratterizzavano la società. Il cinema diventa così uno specchio di usanze e comportamenti che, in fondo, non sono cambiati poi così tanto. L’ingorgo di Luigi Comencini del 1979 è uno di quei casi.

In un incrocio tra la via Appia e il Grande Raccordo Anulare a Roma, in una giornata calda d’estate, si conoscono dei personaggi che all’interno delle proprie autovetture si ritrovano bloccati nel traffico e hanno a che fare con la loro quotidianità: un ricco ed ammanicato imprenditore socialista, una hippy, una star del cinema, due coppie in crisi coniugale, un gruppo di ragazzi di ideologia comunista, una numerosa famiglia napoletana, dei delinquenti e dei giovani teppisti. Loro sono i principali protagonisti che vivranno questa tremenda odissea quotidiana, senza accesso a servizi di prima necessità e adattandosi nel mezzo dello squallore che è la strada.

Che filmone, per dirlo in maniera diretta e Luigi Comencini, secondo me, è riuscito a costruire da sempre una regia puramente popolare, articolando il singolo spazio di ripresa che costituiva il percorso di ogni personaggio. In particolare, si è esaltata la rappresentazione dei vizi e delle ipocrisie di una società, che già al tempo manifestava gli stessi problemi di oggi, di una Nazione che dovrebbe essere una delle prime potenze industriali. L’Italia, al tempo, era stata colpita dalla crisi energetica del 1973, dall’austerità e dalla Strategia della tensione. Erano gli anni di piombo e la scritta Forza Italia con lo sfondo del tricolore (non ci sono riferimenti a partiti e personaggi specifici, sia chiaro, ma ad un elemento fondamentale del film) nel mezzo dello squallore della strada, il quale mi ha, personalmente, colpito in una maniera unica, percependo la veridicità del detto: “La storia si ripete”. Il cast selezionato non ha bisogno di spiegazione: Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Stefania Sandrelli, Ciccio Ingrassia…sono alcuni dei principali interpreti di questa vicenda e ce ne sono tanti altri. La sceneggiatura di Comencini, Maccari e Zapponi è complessa ma senza risultare pesante, mantiene costante quella sensazione di soffocamento, soprattutto dal lato registico, come se anche lo spettatore fosse intrappolato lì, sotto il sole. Nel mentre sembra che il tempo si fermi e come se, in quell’istante, lo specchio della Nazione fa i conti con quello che ha costruito e continua ad esercitare.

Un film travolgente nella sua completezza, anche nello specifico di alcune scene, come quella di uno stupro e dell’indifferenza delle persone che osservavano e di tematiche affrontate come l’aborto, mostrando la continua contraddizione. Ho apprezzato notevolmente questo film che reputerei elemento portante del cinema italiano in rappresentanza del costume sociale, anche se può risultare fermo e senza respiro, ma già ho capito che l’Italia stava per prendere la direzione sbagliata di come continuare la strada verso una ripresa significativa, non solo economica ma anche sociale, soprattutto e con niente meno che di riferimenti politici. Luigi Comencini è in grado di farti apprezzare in due ore una vicenda che comprende ogni singolo stereotipo e lanciando dei messaggi diretti al pubblico, di chi siamo e di come ancora siamo quello che eravamo. 




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