sabato 24 gennaio 2026

Di chi sono i nostri giorni?

 



Recensione redatta da Valerkis

Dopo due anni da Parthenope, Paolo Sorrentino con una nuova vicenda arricchisce la sua carriera da regista con un lavoro svolto per nulla indifferente e variando la sua modalità di eseguire e mostrare la sua tecnica. Con Parthenope si mostrava un sentimentalismo accentrato, qui lo è senz'altro ma dando molto spazio alla "lentezza" che contraddistingue la sua tecnica.

Mariano De Santis (Toni Servillo), presidente della Repubblica Italiana a fine mandato vive il suo “semestre bianco” (ultimi sei mesi di carica del Capo dello Stato) in preda all’approvazione di una legge sull’eutanasia, concedere due grazie e…i rancori di una vita sentimentale finita da ormai troppo tempo. Mariano è affiancato quotidianamente dai suoi collaboratori e sua figlia, Dorotea (Anna Ferzetti), giurista anche lei, come il padre, che lo accompagna durante il suo mandato, rendendosi disponibile ad aiutarlo nel suo operato.

Le interpretazioni sono state essenziali in questa vicenda. Toni Servillo, una garanzia come sempre e ci ha trasmesso l'etica di un personaggio che non risulta freddo, a parer della veste che ricopre. Ha dentro di sé tanto da dire e raccontare, che purtroppo non può. Finalmente, grazie a Sorrentino, Anna Ferzetti è riuscita ad avere una parte più laboriosa e impressionante, risultando più centrale nei ruoli che ha interpretato, insieme a Mariano e non sovrastarlo minimamente. A seguire, ci sono stati tutti gli altri personaggi che sono stati attorno a Mariano, come il ministro e suo amico Ugo Romani, la sua amica Coco Valori, il Colonnello Labaro, il Premier e il Papa, interpretati benevolmente dal resto del cast, proporzionati alla parte interpretata. La regia e sceneggiatura di Paolo Sorrentino assumono entrambi una variazione rilevante, in questi ormai venticinque anni di cinema sorrentiniano. Ho percepito molto spazio dato alla “lentezza” che gli appartiene nella sua tecnica, che la contraddistingue e facendo prendere tempo alla scena di costruire, oppure per concedere al Presidente De Santis il suo “tempo di riflessione”. Può risultare pesante, a qualcuno, ma non risulta troppo opprimente nel complesso. Risulta un soggetto molto concentrato, considerando lo spazio limitato a quello del ruolo istituzionale che ha ricoperto De Santis e per concentrare le proprie riflessioni e percepire infine la “grazia” concessa.

È un film che merita di essere visto e l'ho apprezzato per come è stato realizzato, percependo, infine, questa grazia che risulta non essere prevedibile, come si potrebbe pensare, anche con una certa ironia. Di chi sono i nostri giorni? Come rispondereste alla domanda che si pone? Non è un film troppo centrato sulla politica e risulta come elemento contornante alla vicenda e questo mi è piaciuto, non solo per una questione di presa di posizione, ma perché non era l’obiettivo parlare di politica e tramandare messaggi diretti al contesto, ma di come nonostante le persone rivestono un uniforme e una carica di certo livello, restano di fondo degli esseri umani e mettendo così in risalto, quella umanità che ognuno ci definisce, manifestando emozioni e rancori di una vita. Non è diretto, ma viene interpretato.

Paolo Sorrentino non è surreale qui, come è solito fare e ha puntato nell’affrontare varie tematiche. Sentimento nascosto, ruolo politico che riveste la sua vita, la grazia meritata di ognuno e questo rappresentato…lentamente, come bravo risulta nella sua direzione.  

Comunque…anche per aver fatto rappare Servillo su un testo di Guè, Paolo Sorrentino risulta immenso e ha fatto bene ad affidare a Guè il merito di “Cavaliere della Repubblica” (in senso figurato della vicenda del film).

giovedì 8 gennaio 2026

Che fantascienza, da vedere!

 



Recensione redatta da Valerkis

Prima che James Cameron ci traumatizzasse con il suo Titanic e poi intraprendendo la sua avventura con i vari Avatar, c’è questo curioso film scritto da lui e diretto dalla bravissima Kathryn Bigelow che affronta la tematica del noir postmoderno, in una maniera unicamente approcciata al senso apocalittico del passaggio al nuovo millennio (basta ripensare al famoso Millennium Bug, che non è avvenuto). 

Trama: Lenny (Ralph Fiennes) per vivere spaccia delle clip da visionare attraverso un macchinario che immedesima il proprio punto di vista e la propria mente in un contesto realmente accaduto ma da parte di altri. Un “filo-viaggio” attraverso la realtà virtuale di situazioni accadute e con l’evolversi della vicenda, si aggiungeranno una serie di personaggi che girano intorno a Lenny.

Di solito parlo subito di regia e sceneggiatura, qui vorrei partire dagli attori, quelli principali che hanno avuto un ruolo attivo per tutta la durata del film. Ralph Fiennes nei panni del protagonista, risulta pienamente coinvolto e attivo nella centralità del personaggio e confermandosi un bravo attore. Angela Bassett, nel ruolo di Mace che lo accompagna in tutta la sua avventura ambientata negli ultimi giorni del ventesimo secolo e interpreta un personaggio per nulla scontato. Poi Juliette Lewis, nei panni di Faith, l’ex di Lenny, interpreta un ruolo più deciso e importante dopo ormai numerose interpretazioni tra cui Cape Fear di Scorsese, dove ha avuto lo slancio per la sua carriera da attrice. Tom Sizemore, nei panni di Max, un altro che accompagna Lenny nella sua avventura, ma da non trascurarlo minimamente per la sua incredibile e sconvolgente evoluzione nella storia. Brigitte Barko, nei panni di Iris, personaggio dominante nella storia. Infine, Michael Wincott, nei panni di Philo, il pezzo grosso del giro, anche lui pienamente integrato. Tutte interpretazioni non esaltanti, ma nemmeno sproporzionate, comunque hanno dato un tocco ad un film che detiene un’importanza nel genere noir-fantascientifico hollywoodiano. Ora possiamo passare a regia, sceneggiatura e compagnia bella. Regia di Kathryn Bigelow decisa, moderna, innovativa e pienamente integrata nella sceneggiatura curata da James Cameron (inoltre ha curato il soggetto e ha prodotto il film) e Jay Cocks. La sceneggiatura è stata accurata in ogni singolo elemento che ha descritto la situazione, l’ambientazione e tutto il contesto storico e predizione su un qualcosa che poi realmente si è realizzato. Insomma, la realtà virtuale ormai è argomento di discussione, di ricerca e sviluppo a tutti gli effetti. Fotografia e musiche accompagnano notevolmente la storia e aggiungerei la comparsa di Skin degli Skunk Anansie, che interpreta Selling Jesus alla scena finale del Capodanno. 

È un film che ho molto apprezzato e che secondo me ripropongono molto poco, purtroppo. Recuperarlo è degno di immergersi in qualcosa di elettrizzante e di spaventoso al suo tempo, sia per ciò che si compiva tra i personaggi, per lo scopo di tutto quanto, le tematiche affrontate e il contesto storico generale. Sicuramente, a mio parere, è uno dei film fantascientifici da non scartare assolutamente. Tematiche più che attuali, predominanti e visionarie sul mondo che ci stiamo per ritrovare, è stata la forza di questo film che mi fa considerare come uno dei titoli maggiormente notevoli del panorama hollywoodiano.

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