sabato 25 aprile 2026

Si ritorna nel Regno dei Funghi…o forse altrove

 



Recensione redatta da Valerkis 

Dopo il successo commerciale del debutto di Super Mario sul grande schermo nei film d’animazione di casa Illumination, il nostro idraulico torna protagonista in maniera unica e ammirevole. Il film preso spunto da Super Mario Galaxy, il fantastico e apprezzato capitolo della saga dei videogiochi datato 2007 per la Nintendo Wii, racconta di una galassia ricca di pianeti e di come ci sia un personaggio che controlla il cosmo e l’avvenire di tutte le cose. Si chiama Rosalinda, un personaggio secondario a parere di molti e nel film non risulta esserlo minimamente, o forse a prescindere non lo è mai stato. Yoshiaki Koizumi, il padre di Rosalinda a livello grafico, è grazie a lui che siamo riusciti a conoscere questo personaggio, per chi ha giocato al gioco.

Rosalinda viene minacciata da Bowser Jr. (quanto ci hai fatto faticà) e catturata per prendersi tutto il potere e minacciare l’intero universo. Mario e Luigi, insieme a Peach e Toad, partono all’avventura di un nuovo viaggio da intraprendere e con un nuovo amico (che tanto nuovo non è, si sa) che sarà pienamente partecipe delle varie tappe, Yoshi. 

Sono partito con aspettative alte, dato che sono rimasto pienamente colpito e soddisfatto nell’animazione e negli incipit che il primo titolo mi ha trasmesso, portando come si deve la figura di Super Mario sul grande schermo. Il capitolo di Galaxy è il più completo della storia di Mario, diverso dalla solita ambientazione ma i cattivi sono sempre gli stessi. A livello di storia non è stato costruito nulla di nuovo e di correlativo alla costruzione di una base storica per portare un film sul grande schermo. È puramente ispirato al videogioco, va bene e l’ho apprezzato, ma sarebbe stato ancora più entusiasmante, se un po’ di storia a sé sarebbe stata realizzata e portata alla fine della produzione. Matthew Fogel, nella sceneggiatura, ha trasmesso la piena sensazione di sorvolare la galassia come nel videogioco e pensando di andare sul sicuro, non si è espresso ulteriormente nella scrittura. La regia di Aaron Horvath e Michael Jelenic è equilibrata e sembra che stiano giocando davanti al pubblico al capitolo della saga più entusiasmante e portando una grafica maggiormente espressa dagli animatori della Illumination, che hanno fatto un ottimo lavoro. Animazione azzeccata e coinvolgente! Brian Tyler firma la colonna sonora pienamente in risalto nelle varie scene e con una scenografia che rispecchia l’etica del platform a cui abbiamo dedicato ore della nostra infanzia.

Qui, Super Mario Galaxy riesce costantemente nell’intrattenere il pubblico, soprattutto per chi, come me, un bambino cresciuto oggi, ritrova un po’ di nostalgia a riprendere in questo film tanti riferimenti alla saga di Super Mario e riconoscerli uno ad uno, ripensando agli altri titoli e quindi abbiamo a che fare con tutta la rappresentazione del mondo di Mario. Il film in questo riesce e l’obiettivo di Nintendo è anche quello di fare marketing su marketing, in qualità di azienda in fondo. La Illumination fa il film e Nintendo concede i diritti. 

Diciamo che è piaciuto molto, per percepire nuovamente la sensazione che avevo provato vedendo il primo film firmato Illumination-Nintendo e per riprovare un po’ di sana nostalgia. Tuttavia, la mancanza di alcuni sviluppi nella storia, che avrei preferito vedere e il ritmo un po’ troppo veloce degli eventi hanno influito meno positivamente rispetto al film. Avrei gradito una narrazione più approfondita, ma nonostante questo, Super Mario resta sempre Super.



venerdì 24 aprile 2026

Verdone a lezione di seduzione

 



Recensione redatta da Valerkis

Tra le novità dell'ultimo mese c'è il ritorno di Carlo Verdone con una nuova commedia distribuita in piattaforma, fedele a quello stile che ormai ci accompagna da decenni, fatto di personaggi e situazioni delineate a suo modo. 
La trama riguarda Clemente, che frequenta una scuola di seduzione condotta da Ortensia (Karla Sofia Gascon, divenuta celebre con Emilia Perez), per cui risulterà essere una prova anche per se stessa, oltre che essere una perfetta aiutante nell'insegnare a come sedurre. Oltre a Clemente, ci sono altri personaggi: Bruno (Lino Guanciale), Giuliana (Vittoria Puccini), Gaia (Euridice Axen), Emanuele (Romano Reggiani) e Adele (Beatrice Arnera), che condivideranno quest'avventura insieme. Di tutti questi considerate l’ultima, che risulterà la più importante del gruppo e per scoprirlo non sarò di certo io a dirvelo, altrimenti perderete l’interesse per questo nuovo film verdoniano. 
Riuscire a vedere un nuovo film di Carlo Verdone mi suscita sempre un grande interesse e per questo gli darò una chance nel vedere ogni tipologia di nuovo film che porta sul grande o piccolo schermo. Sono cresciuto guardando i suoi film e, personalmente, ho cominciato a coltivare così la mia cultura cinematografica. Roma fa solo da sfondo alla vicenda, non ci sono i suoi personaggi, ma anche se risulta una storia già rivista e con aspetti già rivisitati, se devo essere proprio critico, ma ormai diventati elementi fondamentali per far funzionare una sua vicenda. Il film ha un'impostazione dichiaratamente commerciale, pensato più per il piccolo schermo che per la sala e questo lo si percepisce dall'introduzione e da alcune scene costruite sul minimo dettaglio. Un approccio che rallenta l'avvio, ma la storia trova il suo ritmo e nel bel mezzo del suo cammino riesce a decollare, per fortuna. La mia preoccupazione era quella di vedere un film che si stabilizzava e che non presentasse un minimo colpo di scena, facendo voltare la vicenda in un diverso approccio. Nonostante apprezzi Verdone regista, attore e sceneggiatore, devo confermare che negli ultimi anni ha puntato ad una standardizzazione rilevante delle sue vicende, comunque riuscendo ad inserire i suoi soliti elementi che assicurano quella giusta risata. Gli altri attori sono stati capaci di entrare nel proprio personaggio manifestando le difficoltà di ogni singolo personaggio. Citerò benevolmente le interpretazioni di Guanciale e della Puccini, per eleganza e bravura, perché sono quelle che mi hanno colpito di più, oltre ad essere i due del cast maggiormente influenti nel cinema italiano attualmente e non solo. Non togliendo nulla a nessuno, persino alla Gascon, che magari un po’ forzata e sottotono, ha rivestito quello che il suo personaggio doveva mostrarsi: ovvero una parte integrante del gruppo.
Carlo Verdone dirige e scrive, insieme a Pasquale Plastino (collega ormai di fiducia dal 1996) e Luca Mastrogiovanni (collega da Vita da Carlo) una vicenda standardizzata, ma che non resta ferma e riesce a dare un po’ di spazio ai vari protagonisti, compresa Ortensia. Ogni personaggio è partecipe e l’andamento delle scene permette di tirarti fuori qualche risata. Il film in questione, insieme a Si vive una volta sola, si consolida come una piccola ripresa in un momento della carriera verdoniana influenzata da un nuovo modo di fare cinema. Quindi il buon Verdone è riuscito a farmi ridere, come al suo solito? Si, mi ha fatto ridere, anche se la risata scaturita qui non sarà paragonabile ai precedenti, ma che fa sperare attraverso una storia scontata e bizzarra. Mi è piaciuto ma non completamente, perché deve manifestarsi una costanza e questa non è presente per tutta la durata, per quanto mi riguarda. Merito degli attori, tutti presenti e credibili, riuscire a portare il film a un finale dignitoso che salva, nel complesso, il giudizio su questa nuova prova verdoniana.

lunedì 30 marzo 2026

Lo specchio dell'Italia...in un ingorgo

 


Recensione redatta da Valerkis

Tornare indietro nel tempo, cinematograficamente, non è solo un esercizio nostalgico, serve a capire come i registi di un tempo raccontavano gli aspetti che caratterizzavano la società. Il cinema diventa così uno specchio di usanze e comportamenti che, in fondo, non sono cambiati poi così tanto. L’ingorgo di Luigi Comencini del 1979 è uno di quei casi.

In un incrocio tra la via Appia e il Grande Raccordo Anulare a Roma, in una giornata calda d’estate, si conoscono dei personaggi che all’interno delle proprie autovetture si ritrovano bloccati nel traffico e hanno a che fare con la loro quotidianità: un ricco ed ammanicato imprenditore socialista, una hippy, una star del cinema, due coppie in crisi coniugale, un gruppo di ragazzi di ideologia comunista, una numerosa famiglia napoletana, dei delinquenti e dei giovani teppisti. Loro sono i principali protagonisti che vivranno questa tremenda odissea quotidiana, senza accesso a servizi di prima necessità e adattandosi nel mezzo dello squallore che è la strada.

Che filmone, per dirlo in maniera diretta e Luigi Comencini, secondo me, è riuscito a costruire da sempre una regia puramente popolare, articolando il singolo spazio di ripresa che costituiva il percorso di ogni personaggio. In particolare, si è esaltata la rappresentazione dei vizi e delle ipocrisie di una società, che già al tempo manifestava gli stessi problemi di oggi, di una Nazione che dovrebbe essere una delle prime potenze industriali. L’Italia, al tempo, era stata colpita dalla crisi energetica del 1973, dall’austerità e dalla Strategia della tensione. Erano gli anni di piombo e la scritta Forza Italia con lo sfondo del tricolore (non ci sono riferimenti a partiti e personaggi specifici, sia chiaro, ma ad un elemento fondamentale del film) nel mezzo dello squallore della strada, il quale mi ha, personalmente, colpito in una maniera unica, percependo la veridicità del detto: “La storia si ripete”. Il cast selezionato non ha bisogno di spiegazione: Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Stefania Sandrelli, Ciccio Ingrassia…sono alcuni dei principali interpreti di questa vicenda e ce ne sono tanti altri. La sceneggiatura di Comencini, Maccari e Zapponi è complessa ma senza risultare pesante, mantiene costante quella sensazione di soffocamento, soprattutto dal lato registico, come se anche lo spettatore fosse intrappolato lì, sotto il sole. Nel mentre sembra che il tempo si fermi e come se, in quell’istante, lo specchio della Nazione fa i conti con quello che ha costruito e continua ad esercitare.

Un film travolgente nella sua completezza, anche nello specifico di alcune scene, come quella di uno stupro e dell’indifferenza delle persone che osservavano e di tematiche affrontate come l’aborto, mostrando la continua contraddizione. Ho apprezzato notevolmente questo film che reputerei elemento portante del cinema italiano in rappresentanza del costume sociale, anche se può risultare fermo e senza respiro, ma già ho capito che l’Italia stava per prendere la direzione sbagliata di come continuare la strada verso una ripresa significativa, non solo economica ma anche sociale, soprattutto e con niente meno che di riferimenti politici. Luigi Comencini è in grado di farti apprezzare in due ore una vicenda che comprende ogni singolo stereotipo e lanciando dei messaggi diretti al pubblico, di chi siamo e di come ancora siamo quello che eravamo. 




lunedì 9 marzo 2026

Da un dramma scolastico a quello che sarà la vita

 


Recensione redatta da Valerkis

Dopo la fantastica interpretazione in La Grazia di Paolo Sorrentino, Anna Ferzetti ritorna come protagonista in una storia che mi ricorda un po’ i tempi in cui mi guardavo tutta quella categoria che definirei “drammi scolastici”. Tutte quelle storie ambientate a scuola con tutti i problemi che sono presenti all’interno di una classe, in un continuo scambio di vite diverse e situazioni una differente dall’altra.

Anna Ferzetti interpreta una professoressa d’inglese che è stata assegnata ad un liceo della periferia romana, dove gli studenti sono in preda alle difficili condizioni in cui si ritrovano. D’altronde la vita di borgata, come si suol dire, non promette nulla di buono, un futuro incerto e una condizione fragile per i ragazzi e le loro famiglie. La protagonista si ritrova a che fare con una classe dell’ultimo anno che dovrà  sostenere l’esame di maturità e gli studenti non sanno dove sbattere la testa, ma come dicono loro…provengono dalla strada e non è perché non si mettono sui libri non sanno argomentare. Sapranno, a loro modo, definire il senso critico (anche sbagliato) ma data la propria esperienza di vita. L’obiettivo della professoressa è quello di porre al centro i ragazzi e dare un senso al loro ritrovarsi in un contesto, alla loro vita e cercare di tirarli fuori da quella "comfort zone” che si sono creati, non per colpa loro.

Anna Ferzetti potrebbe decretare l’inizio di una lunga serie di interpretazioni cinematografiche capaci di inserirsi centralmente in storie interessanti, come questa. L’interpretazione era al livello sociale in cui si è ritrovata e diventando così una di loro, o forse si è ritrovata, a prescindere, nei loro caratteri sentendosi pienamente coinvolta. Non è un personaggio scontato, non è un’eroina, ma è una che vuole far stimolare e far aprire gli occhi ai ragazzi e fargli sviluppare la maturità che li contraddistingue. Parlando di loro, appunto, nelle interpretazioni sono tutti alle prime armi e hanno mostrato la piena naturalità caratteriale di persone di periferia. Ammetto che nelle tante battute sboccate, qualcuna ha fatto ridere, qualcuna era esagerata, però se volevi mostrare la naturalezza del saper esprimersi, posso anche comprenderla anche se rimango dell’idea che avrei risparmiato qualche battuta.

Ma aldilà di questo, Umberto Carteni non è nato ieri a fare regia e nello scrivere le sceneggiature di film italiani anche conosciuti (Diverso da chi?, Studio illegale etc…) e comunque ha coordinato bene tutte le sequenze della storia di un anno scolastico turbolento e per nulla prevedibile. I personaggi sono simili nella propria individualità e grazie a frasi inglesi citate, qualcuno riesce a sviluppare il senso critico ricercato. Non riesco a definire se mi è piaciuta come idea quella di prevedersi, oppure no, come se avessero spoilerato tutto quello che sarebbe avvenuto dopo. Peró, forse, l’idea era di far capire che non è il carattere a definire la persona, ma a come affronta la realtà. Vi anticipo, non ho letto il libro di Gaja Cenciarelli da cui è stato tratto il film, ma so che questa vicenda è tratta da fatti realmente accaduti e da personaggi che esistono o sono esistiti. 

Di “film scolastici” ce ne sono molti e vi dico, non è di certo il film dell’anno, o il miglior film mai visto nella mia vita, ci sarebbero da fare appunti su vari aspetti: la serie di battute, lo squallore dietro ogni storia, la mancata storia della protagonista (si conosce solo una parte) e anche certi fatti definiti scontati. Ma per come si mostra il finale, lo consiglio di vedere che non è stato banale, per una vicenda senza eroi.

sabato 28 febbraio 2026

Mah...forse il peggiore!

 


Recensione redatta da Valerkis


Vogliamo andare in vacanza quest’estate? Si? Perché no, in Sicilia, in mezzo all’arcipelago delle Eolie, dove c’è Panarea. Forse la più gettonata a livello turistico, o forse no, ma in questo caso è stata la vittima di una vicenda alquanto costruita forzatamente per cercare di raccontare una vacanza tra personaggi per riuscire a far ridere le persone che vedranno (e non, mi auguro) questo grande capolavoro di un genere categorizzato “trash” di per sé. Tanto c’è già chi lo ha dichiarato e mi affianco anche io a quest’idea.

Una serie di personaggi si intreccia sull’isola durante l’estate: folla, movida, un continuo via vai di ragazzi, come solitamente accade in una località turistica di questo tipo. Tutto molto prevedibile. Giovani di varie età alla ricerca di divertimento, flirt estivi e avventure passeggere, che si muovono all’interno di un intreccio che fatica però a trovare una vera sostanza narrativa.

Giovanni Di Clemente, che è stato un importante produttore e distributore italiano di film nazionali e internazionali (diciamo è merito suo se un capolavoro vero come Il Silenzio degli Innocenti è stato distribuito in Italia) ha voluto credere in questa storia, anche troppo (un investimento di miliardi del vecchio conio con un ritorno sotto le aspettative) e dando una chance a registi come Castellano e Pipolo, di continuare a dirigere storie che raccontano l’italianità in vacanza con tutti gli stereotipi del caso. Entrambi hanno fatto storia della commedia italiana anni ’80 e hanno diretto tutti film gradevoli e piacevoli, ma questo non lo è. Non fa ridere, scontato, forzato e attori che non hanno capito cosa facevano. Non se ne salva uno a livello interpretativo e neanche i due registi colleghi di una vita, nella sceneggiatura, essendo assolutamente blanda e senza particolari che hanno reso il film alquanto comico. Giusto Guido Nicheli (conosciuto come il Dogui) ha un po’ risollevato la situazione, ma per molto poco. Anzi, troppo poco e non salvando minimamente il film.

Flop totale, non solo commerciale, ma proprio nel fare cinema. Almeno se vogliamo raccontare i vizi dell’estate italiana, facciamolo bene con un minimo di ricerca nel far ridere sensatamente il pubblico, ma non sarebbe l’unico “cine-cocomero” della situazione che mi porterebbe a ribaltare la situazione. Non siamo ingenui noi spettatori e farci apprezzare categorie del genere, ma sappiate che se volete conoscere bene o male il cinema, è anche questo. La settima arte è costituita anche dai Z-movie (peggio dei B-movie, sappiatelo) e parlarne è comunque sapere che il cinema può diventare anche l’arte dello schifo, se giocata male dall’essere umano e per favore, se vogliamo fare cinema, almeno facciamolo fatto bene, senza cercare di forzare tutto il corpo che partecipa alla realizzazione di un qualcosa che va ad arricchire il patrimonio italiano cinematografico, che non merita di essere screditato così. Un’occasione sprecata, soprattutto per un duo come Castellano e Pipolo.


venerdì 27 febbraio 2026

Crederci sempre!



Recensione redatta da Valerkis

Navigando su Amazon Prime Video, decido di recuperare questo film bellissimo diretto da Alejandra Marquez Abella e racconta la vera storia di José Moreno Fernandez, primo bracciante agricolo della storia ad andare nello spazio. Però, passo dopo passo, raccontiamo e definiamo i particolari necessari.

José (Michael Peña) viene da una famiglia di braccianti messicani e si sposta frequentemente in luoghi diversi per i lavori dei suoi genitori perché hanno necessità di denaro per costruire una nuova casa. José ha un buon potenziale per continuare gli studi, ma la realtà che deve affrontare è quella che si ritrova, oppure può seguire delle istruzioni che possono aiutarlo a cambiare rotta e raggiungere così i propri obiettivi. I genitori gli pagano gli studi, invece della casa e così vive una vita in preda al sacrificio, per riuscire ad entrare in un laboratorio di esperti e colleghi ingegneri per lavorare insieme per conto degli USA. Continuando e continuando sempre di più a prepararsi, riesce ad entrare alla NASA e il resto è storia e raggiungendo infine il suo obiettivo.

Essendo scettico, a prescindere, nei confronti delle case di produzione delle piattaforme online di streaming, qui ho visto una buona produzione per un film realizzato, nel complesso, molto bene e raccontando una storia avvincente e che spinge a credere nelle proprie ambizioni, trapassando ogni momento delle istruzioni indicate nel corso della storia. L’interpretazione di Peña è stata ben coordinata e lui ha trasmesso le emozioni che provava José in ogni momento vissuto nella sua vita. Interpretazione misurata e credibile. Accompagnato da tutte le altre buone interpretazioni del resto del cast, soprattutto di Rosa Salazar (nei panni di Adela, sua moglie). Si percepisce tutta l’enfasi di inseguimento di un sogno per ottenere quello che si vuole e questo film riesce con una regia capace di sapere fare il proprio lavoro, accompagnata da una scrittura per nulla banale e non troppo articolata, da contorcere i particolari. 

Inoltre, la regia è accompagnata da buona fotografia e colonna sonora che arricchiscono ancora di più ogni sequenza. Ogni frame, ogni attimo. Un film che consiglio, sicuramente e comprendere bene le istruzioni che dà il padre di José e fa riflettere sui passi che ognuno dovrebbe compiere per raggiungere uno specifico obiettivo e sembra che il protagonista ci sia riuscito.


sabato 24 gennaio 2026

Di chi sono i nostri giorni?

 



Recensione redatta da Valerkis

Dopo due anni da Parthenope, Paolo Sorrentino con una nuova vicenda arricchisce la sua carriera da regista con un lavoro svolto per nulla indifferente e variando la sua modalità di eseguire e mostrare la sua tecnica. Con Parthenope si mostrava un sentimentalismo accentrato, qui lo è senz'altro ma dando molto spazio alla "lentezza" che contraddistingue la sua tecnica.

Mariano De Santis (Toni Servillo), presidente della Repubblica Italiana a fine mandato vive il suo “semestre bianco” (ultimi sei mesi di carica del Capo dello Stato) in preda all’approvazione di una legge sull’eutanasia, concedere due grazie e…i rancori di una vita sentimentale finita da ormai troppo tempo. Mariano è affiancato quotidianamente dai suoi collaboratori e sua figlia, Dorotea (Anna Ferzetti), giurista anche lei, come il padre, che lo accompagna durante il suo mandato, rendendosi disponibile ad aiutarlo nel suo operato.

Le interpretazioni sono state essenziali in questa vicenda. Toni Servillo, una garanzia come sempre e ci ha trasmesso l'etica di un personaggio che non risulta freddo, a parer della veste che ricopre. Ha dentro di sé tanto da dire e raccontare, che purtroppo non può. Finalmente, grazie a Sorrentino, Anna Ferzetti è riuscita ad avere una parte più laboriosa e impressionante, risultando più centrale nei ruoli che ha interpretato, insieme a Mariano e non sovrastarlo minimamente. A seguire, ci sono stati tutti gli altri personaggi che sono stati attorno a Mariano, come il ministro e suo amico Ugo Romani, la sua amica Coco Valori, il Colonnello Labaro, il Premier e il Papa, interpretati benevolmente dal resto del cast, proporzionati alla parte interpretata. La regia e sceneggiatura di Paolo Sorrentino assumono entrambi una variazione rilevante, in questi ormai venticinque anni di cinema sorrentiniano. Ho percepito molto spazio dato alla “lentezza” che gli appartiene nella sua tecnica, che la contraddistingue e facendo prendere tempo alla scena di costruire, oppure per concedere al Presidente De Santis il suo “tempo di riflessione”. Può risultare pesante, a qualcuno, ma non risulta troppo opprimente nel complesso. Risulta un soggetto molto concentrato, considerando lo spazio limitato a quello del ruolo istituzionale che ha ricoperto De Santis e per concentrare le proprie riflessioni e percepire infine la “grazia” concessa.

È un film che merita di essere visto e l'ho apprezzato per come è stato realizzato, percependo, infine, questa grazia che risulta non essere prevedibile, come si potrebbe pensare, anche con una certa ironia. Di chi sono i nostri giorni? Come rispondereste alla domanda che si pone? Non è un film troppo centrato sulla politica e risulta come elemento contornante alla vicenda e questo mi è piaciuto, non solo per una questione di presa di posizione, ma perché non era l’obiettivo parlare di politica e tramandare messaggi diretti al contesto, ma di come nonostante le persone rivestono un uniforme e una carica di certo livello, restano di fondo degli esseri umani e mettendo così in risalto, quella umanità che ognuno ci definisce, manifestando emozioni e rancori di una vita. Non è diretto, ma viene interpretato.

Paolo Sorrentino non è surreale qui, come è solito fare e ha puntato nell’affrontare varie tematiche. Sentimento nascosto, ruolo politico che riveste la sua vita, la grazia meritata di ognuno e questo rappresentato…lentamente, come bravo risulta nella sua direzione.  

Comunque…anche per aver fatto rappare Servillo su un testo di Guè, Paolo Sorrentino risulta immenso e ha fatto bene ad affidare a Guè il merito di “Cavaliere della Repubblica” (in senso figurato della vicenda del film).

giovedì 8 gennaio 2026

Che fantascienza, da vedere!

 



Recensione redatta da Valerkis

Prima che James Cameron ci traumatizzasse con il suo Titanic e poi intraprendendo la sua avventura con i vari Avatar, c’è questo curioso film scritto da lui e diretto dalla bravissima Kathryn Bigelow che affronta la tematica del noir postmoderno, in una maniera unicamente approcciata al senso apocalittico del passaggio al nuovo millennio (basta ripensare al famoso Millennium Bug, che non è avvenuto). 

Trama: Lenny (Ralph Fiennes) per vivere spaccia delle clip da visionare attraverso un macchinario che immedesima il proprio punto di vista e la propria mente in un contesto realmente accaduto ma da parte di altri. Un “filo-viaggio” attraverso la realtà virtuale di situazioni accadute e con l’evolversi della vicenda, si aggiungeranno una serie di personaggi che girano intorno a Lenny.

Di solito parlo subito di regia e sceneggiatura, qui vorrei partire dagli attori, quelli principali che hanno avuto un ruolo attivo per tutta la durata del film. Ralph Fiennes nei panni del protagonista, risulta pienamente coinvolto e attivo nella centralità del personaggio e confermandosi un bravo attore. Angela Bassett, nel ruolo di Mace che lo accompagna in tutta la sua avventura ambientata negli ultimi giorni del ventesimo secolo e interpreta un personaggio per nulla scontato. Poi Juliette Lewis, nei panni di Faith, l’ex di Lenny, interpreta un ruolo più deciso e importante dopo ormai numerose interpretazioni tra cui Cape Fear di Scorsese, dove ha avuto lo slancio per la sua carriera da attrice. Tom Sizemore, nei panni di Max, un altro che accompagna Lenny nella sua avventura, ma da non trascurarlo minimamente per la sua incredibile e sconvolgente evoluzione nella storia. Brigitte Barko, nei panni di Iris, personaggio dominante nella storia. Infine, Michael Wincott, nei panni di Philo, il pezzo grosso del giro, anche lui pienamente integrato. Tutte interpretazioni non esaltanti, ma nemmeno sproporzionate, comunque hanno dato un tocco ad un film che detiene un’importanza nel genere noir-fantascientifico hollywoodiano. Ora possiamo passare a regia, sceneggiatura e compagnia bella. Regia di Kathryn Bigelow decisa, moderna, innovativa e pienamente integrata nella sceneggiatura curata da James Cameron (inoltre ha curato il soggetto e ha prodotto il film) e Jay Cocks. La sceneggiatura è stata accurata in ogni singolo elemento che ha descritto la situazione, l’ambientazione e tutto il contesto storico e predizione su un qualcosa che poi realmente si è realizzato. Insomma, la realtà virtuale ormai è argomento di discussione, di ricerca e sviluppo a tutti gli effetti. Fotografia e musiche accompagnano notevolmente la storia e aggiungerei la comparsa di Skin degli Skunk Anansie, che interpreta Selling Jesus alla scena finale del Capodanno. 

È un film che ho molto apprezzato e che secondo me ripropongono molto poco, purtroppo. Recuperarlo è degno di immergersi in qualcosa di elettrizzante e di spaventoso al suo tempo, sia per ciò che si compiva tra i personaggi, per lo scopo di tutto quanto, le tematiche affrontate e il contesto storico generale. Sicuramente, a mio parere, è uno dei film fantascientifici da non scartare assolutamente. Tematiche più che attuali, predominanti e visionarie sul mondo che ci stiamo per ritrovare, è stata la forza di questo film che mi fa considerare come uno dei titoli maggiormente notevoli del panorama hollywoodiano.

domenica 28 dicembre 2025

A Natale con il ritorno di Checco Zalone al cinema

 



Recensione redatta da Valerkis

Ci risiamo! Anche nelle festività Natalizie 2025, il nuovo film con Checco Zalone protagonista sta tornando a riempire le sale cinematografiche italiane e guadagnando nei primi tre giorni di uscita, quasi 20 milioni di euro al botteghino. Si sa, ormai ogni suo film è una garanzia, ma lo sarà a tutti gli effetti?

Trama: Checco Zalone è un figlio di papà, ricco e nullafacente e pensa a come usare al meglio la propria eredità, dopo anni di sacrifici del padre con le proprie imprese. Ha tutto, veramente tutto, manca solo una cosa: instaurare un rapporto con sua figlia. Si realizzerà? E in che modalità, se non attraverso il Cammino di Santiago! Intraprendendo il Cammino e conoscendo altri personaggi, i due protagonisti attraversano il proprio percorso insieme e tra il politicamente scorretto di Checco, battute, momenti e riflessioni poste, si assiste alla vicenda raccontata.

Dunque il duo Nunziante–Zalone torna a collaborare dai tempi di Quo vado, con una regia e una sceneggiatura che mantengono l’enfasi tipica dei film di Checco Zalone, assicurando divertimento e riflessione. Le musiche di Checco Zalone e Antonio Iammarino accompagnano le scene che compongono il film e a questo giro il duo Nunziante-Zalone si occupano anche di montaggio, insieme a Pietro Morana e ho percepito nuovamente la qualità iniziale dei primi film di Zalone: umoristica con quel pizzico di politicamente scorretto usato con intelligenza. La fotografia di Massimiliano Kuveiller ben bilanciata aiuta la regia di Nunziante ad accompagnare ogni frame di questa vicenda. Molto buone, nel complesso, sono state le interpretazioni di Letizia Arnò (nei panni di Cristal, la figlia di Zalone) e di Beatriz Arjona (nei panni di Alma, il personaggio che li accompagnerà principalmente durante il Cammino), proporzionate al genere e alla storia in sè.

Checco Zalone e Gennaro Nunziante tornano a collaborare come ai vecchi tempi e ci regalano novanta minuti di spensieratezza assicurata e risate grazie, per l’appunto, alla comicità di Zalone che ormai conosciamo e che, personalmente, apprezzo dal primo giorno che l’ho visto attraverso i suoi sketch e i suoi film. Insieme affrontano il tema del Cammino di Santiago in una maniera non documentaristica ma sicuramente con una modalità esaltante perché abbiamo sempre a che fare con una commedia, che vuole far spensierare il pubblico, far ridere e con un occhio però al tema oggettivo, un tema importante, delicato e affrontata in una maniera che non annoia ma che fa divertire e riflettere sul rapporto padre-figlia. Tante tante risate assicurate, su questo non ci piove e non si discute. Ma non è il primo che fa e che vedo e quindi ormai so di cosa si tratta, ma come avrebbero giocato con la storia del Cammino? L’hanno giocata bene, usando ovviamente la comicità e creando una storia che permette di avvicinare padre e figlia.

Il film può risultare magari eccessivo per qualche battuta, ma riesce comunque ad accompagnare lo spettatore in una vicenda che unisce padre e figlia attraverso il Cammino di Santiago, dandogli un peso simbolico senza focalizzarsi eccessivamente sulle motivazioni religiose o spirituali del viaggio. La scelta di non concentrarsi troppo sul motivo per cui si compie il Cammino alleggerisce la narrazione e rende la storia più accessibile, considerando che risulti essere sempre una commedia. Insomma, Checco ci ha fatto ridere un’altra volta e grazie alla sua comicità ha riportato gli italiani al cinema durante le festività, continuando a collezionare record di incassi in questo istante. Film assolutamente consigliato, anche perché, ogni tanto, è giusto concedersi un paio di risate e serenità in questo momento di festività.

venerdì 26 dicembre 2025

Il ritorno di Zootopia

 



Recensione redatta da Valerkis

Il fantastico mondo di Zootopia ritorna nelle sale cinematografiche durante le festività Natalizie di questo 2025 con una nuova vicenda che riguarda i protagonisti che sono stati coinvolti nel primo titolo datato 2016.

Judy Hoops e Nick Wilde diventano parte integrante del corpo poliziesco della città e cercano di essere attivi nel loro ruolo, rimanendo sempre partecipi e coinvolti nelle investigazioni che (non) li riguardavano. Questo non piace al capo, ma Judy sente la necessità di operare sul caso che li stava riguardando, ormai. Un serpente era in circolo e si sapeva, in città, come i rettili siano creature considerate escluse dalla società. Si diceva alquanto pericoloso e andava catturato, ma si scoprirà tutt’altro di quello che si tramanda. Così si imbatteranno in un’avventura che non darà nulla per scontato.

La saga di Zootropolis, nel primo titolo, affronta certe tematiche importanti usando gli animali come personaggi, che non è scontato anch’esso per riflettere su come forse gli animali si comportino meglio degli umani o perfettamente utilizzabili per impersonificare i comportamenti umani come idea originale. Nel secondo titolo uscito quest’anno, affronta delle tematiche più accurate del primo e anche se passate indirettamente, sono comprensibili a chi è un po’ più maturo e ho percepito come non sono risultati impassibili su tematiche attuali e, purtroppo, continuano ad essere oggetto di discussione, dopo anni di storia dell’umanità. Non per aprire discorsi troppo mirati, perché vorrei rimanere nell’ottica di semplice recensore di film, ma quando si comprende che certe creature sono state costrette ad esiliarsi altrove, per sparire dal luogo principale dove vivevano è già un tema forte da affrontare in un film d’animazione. Da questo punto di vista, la Disney ha fatto un gran salto di qualità nella produzione.

La regia di Jared Bush, Byron Howard e Josie Trinidad è ben bilanciata, non sproporzionata e riesce pienamente a coinvolgere lo spettatore. Jared Bush scrive una sceneggiatura costruendo una storia intrigante e piena di argomentazioni attuali, anche se passate indirettamente e apprezzo positivamente, soprattutto in un periodo storico come questo, dove non va lasciato nulla per scontato e permettere di affrontare certi temi importanti per un pubblico tendenzialmente inferiore di età, è un qualcosa di molto importante che viene messo in atto in questo film. 

Mi è piaciuto, mi ha divertito e mi ha fatto riflettere su temi indispensabili da trattare come è giusto che sia e in un contesto di realizzare un film d’animazione che non lascia un pubblico in un’enfasi insipida, ma con tanto colore e un po’ di attenzione posta che sarebbe necessaria.

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