Recensione redatta da Valerkis
Dopo due anni da Parthenope, Paolo Sorrentino con una nuova vicenda arricchisce la sua carriera da regista con un lavoro svolto per nulla indifferente e variando la sua modalità di eseguire e mostrare la sua tecnica. Con Parthenope si mostrava un sentimentalismo accentrato, qui lo è senz'altro ma dando molto spazio alla "lentezza" che contraddistingue la sua tecnica.
Mariano De Santis (Toni Servillo), presidente della Repubblica Italiana a fine mandato vive il suo “semestre bianco” (ultimi sei mesi di carica del Capo dello Stato) in preda all’approvazione di una legge sull’eutanasia, concedere due grazie e…i rancori di una vita sentimentale finita da ormai troppo tempo. Mariano è affiancato quotidianamente dai suoi collaboratori e sua figlia, Dorotea (Anna Ferzetti), giurista anche lei, come il padre, che lo accompagna durante il suo mandato, rendendosi disponibile ad aiutarlo nel suo operato.
Le interpretazioni sono state essenziali in questa vicenda. Toni Servillo, una garanzia come sempre e ci ha trasmesso l'etica di un personaggio che non risulta freddo, a parer della veste che ricopre. Ha dentro di sé tanto da dire e raccontare, che purtroppo non può. Finalmente, grazie a Sorrentino, Anna Ferzetti è riuscita ad avere una parte più laboriosa e impressionante, risultando più centrale nei ruoli che ha interpretato, insieme a Mariano e non sovrastarlo minimamente. A seguire, ci sono stati tutti gli altri personaggi che sono stati attorno a Mariano, come il ministro e suo amico Ugo Romani, la sua amica Coco Valori, il Colonnello Labaro, il Premier e il Papa, interpretati benevolmente dal resto del cast, proporzionati alla parte interpretata. La regia e sceneggiatura di Paolo Sorrentino assumono entrambi una variazione rilevante, in questi ormai venticinque anni di cinema sorrentiniano. Ho percepito molto spazio dato alla “lentezza” che gli appartiene nella sua tecnica, che la contraddistingue e facendo prendere tempo alla scena di costruire, oppure per concedere al Presidente De Santis il suo “tempo di riflessione”. Può risultare pesante, a qualcuno, ma non risulta troppo opprimente nel complesso. Risulta un soggetto molto concentrato, considerando lo spazio limitato a quello del ruolo istituzionale che ha ricoperto De Santis e per concentrare le proprie riflessioni e percepire infine la “grazia” concessa.
È un film che merita di essere visto e l'ho apprezzato per come è stato realizzato, percependo, infine, questa grazia che risulta non essere prevedibile, come si potrebbe pensare, anche con una certa ironia. Di chi sono i nostri giorni? Come rispondereste alla domanda che si pone? Non è un film troppo centrato sulla politica e risulta come elemento contornante alla vicenda e questo mi è piaciuto, non solo per una questione di presa di posizione, ma perché non era l’obiettivo parlare di politica e tramandare messaggi diretti al contesto, ma di come nonostante le persone rivestono un uniforme e una carica di certo livello, restano di fondo degli esseri umani e mettendo così in risalto, quella umanità che ognuno ci definisce, manifestando emozioni e rancori di una vita. Non è diretto, ma viene interpretato.
Paolo Sorrentino non è surreale qui, come è solito fare e ha puntato nell’affrontare varie tematiche. Sentimento nascosto, ruolo politico che riveste la sua vita, la grazia meritata di ognuno e questo rappresentato…lentamente, come bravo risulta nella sua direzione.
Comunque…anche per aver fatto rappare Servillo su un testo di Guè, Paolo Sorrentino risulta immenso e ha fatto bene ad affidare a Guè il merito di “Cavaliere della Repubblica” (in senso figurato della vicenda del film).