domenica 28 dicembre 2025

A Natale con il ritorno di Checco Zalone al cinema

 



Recensione redatta da Valerkis

Ci risiamo! Anche nelle festività Natalizie 2025, il nuovo film con Checco Zalone protagonista sta tornando a riempire le sale cinematografiche italiane e guadagnando nei primi tre giorni di uscita, quasi 20 milioni di euro al botteghino. Si sa, ormai ogni suo film è una garanzia, ma lo sarà a tutti gli effetti?

Trama: Checco Zalone è un figlio di papà, ricco e nullafacente e pensa a come usare al meglio la propria eredità, dopo anni di sacrifici del padre con le proprie imprese. Ha tutto, veramente tutto, manca solo una cosa: instaurare un rapporto con sua figlia. Si realizzerà? E in che modalità, se non attraverso il Cammino di Santiago! Intraprendendo il Cammino e conoscendo altri personaggi, i due protagonisti attraversano il proprio percorso insieme e tra il politicamente scorretto di Checco, battute, momenti e riflessioni poste, si assiste alla vicenda raccontata.

Dunque il duo Nunziante–Zalone torna a collaborare dai tempi di Quo vado, con una regia e una sceneggiatura che mantengono l’enfasi tipica dei film di Checco Zalone, assicurando divertimento e riflessione. Le musiche di Checco Zalone e Antonio Iammarino accompagnano le scene che compongono il film e a questo giro il duo Nunziante-Zalone si occupano anche di montaggio, insieme a Pietro Morana e ho percepito nuovamente la qualità iniziale dei primi film di Zalone: umoristica con quel pizzico di politicamente scorretto usato con intelligenza. La fotografia di Massimiliano Kuveiller ben bilanciata aiuta la regia di Nunziante ad accompagnare ogni frame di questa vicenda. Molto buone, nel complesso, sono state le interpretazioni di Letizia Arnò (nei panni di Cristal, la figlia di Zalone) e di Beatriz Arjona (nei panni di Alma, il personaggio che li accompagnerà principalmente durante il Cammino), proporzionate al genere e alla storia in sè.

Checco Zalone e Gennaro Nunziante tornano a collaborare come ai vecchi tempi e ci regalano novanta minuti di spensieratezza assicurata e risate grazie, per l’appunto, alla comicità di Zalone che ormai conosciamo e che, personalmente, apprezzo dal primo giorno che l’ho visto attraverso i suoi sketch e i suoi film. Insieme affrontano il tema del Cammino di Santiago in una maniera non documentaristica ma sicuramente con una modalità esaltante perché abbiamo sempre a che fare con una commedia, che vuole far spensierare il pubblico, far ridere e con un occhio però al tema oggettivo, un tema importante, delicato e affrontata in una maniera che non annoia ma che fa divertire e riflettere sul rapporto padre-figlia. Tante tante risate assicurate, su questo non ci piove e non si discute. Ma non è il primo che fa e che vedo e quindi ormai so di cosa si tratta, ma come avrebbero giocato con la storia del Cammino? L’hanno giocata bene, usando ovviamente la comicità e creando una storia che permette di avvicinare padre e figlia.

Il film può risultare magari eccessivo per qualche battuta, ma riesce comunque ad accompagnare lo spettatore in una vicenda che unisce padre e figlia attraverso il Cammino di Santiago, dandogli un peso simbolico senza focalizzarsi eccessivamente sulle motivazioni religiose o spirituali del viaggio. La scelta di non concentrarsi troppo sul motivo per cui si compie il Cammino alleggerisce la narrazione e rende la storia più accessibile, considerando che risulti essere sempre una commedia. Insomma, Checco ci ha fatto ridere un’altra volta e grazie alla sua comicità ha riportato gli italiani al cinema durante le festività, continuando a collezionare record di incassi in questo istante. Film assolutamente consigliato, anche perché, ogni tanto, è giusto concedersi un paio di risate e serenità in questo momento di festività.

venerdì 26 dicembre 2025

Il ritorno di Zootopia

 



Recensione redatta da Valerkis

Il fantastico mondo di Zootopia ritorna nelle sale cinematografiche durante le festività Natalizie di questo 2025 con una nuova vicenda che riguarda i protagonisti che sono stati coinvolti nel primo titolo datato 2016.

Judy Hoops e Nick Wilde diventano parte integrante del corpo poliziesco della città e cercano di essere attivi nel loro ruolo, rimanendo sempre partecipi e coinvolti nelle investigazioni che (non) li riguardavano. Questo non piace al capo, ma Judy sente la necessità di operare sul caso che li stava riguardando, ormai. Un serpente era in circolo e si sapeva, in città, come i rettili siano creature considerate escluse dalla società. Si diceva alquanto pericoloso e andava catturato, ma si scoprirà tutt’altro di quello che si tramanda. Così si imbatteranno in un’avventura che non darà nulla per scontato.

La saga di Zootropolis, nel primo titolo, affronta certe tematiche importanti usando gli animali come personaggi, che non è scontato anch’esso per riflettere su come forse gli animali si comportino meglio degli umani o perfettamente utilizzabili per impersonificare i comportamenti umani come idea originale. Nel secondo titolo uscito quest’anno, affronta delle tematiche più accurate del primo e anche se passate indirettamente, sono comprensibili a chi è un po’ più maturo e ho percepito come non sono risultati impassibili su tematiche attuali e, purtroppo, continuano ad essere oggetto di discussione, dopo anni di storia dell’umanità. Non per aprire discorsi troppo mirati, perché vorrei rimanere nell’ottica di semplice recensore di film, ma quando si comprende che certe creature sono state costrette ad esiliarsi altrove, per sparire dal luogo principale dove vivevano è già un tema forte da affrontare in un film d’animazione. Da questo punto di vista, la Disney ha fatto un gran salto di qualità nella produzione.

La regia di Jared Bush, Byron Howard e Josie Trinidad è ben bilanciata, non sproporzionata e riesce pienamente a coinvolgere lo spettatore. Jared Bush scrive una sceneggiatura costruendo una storia intrigante e piena di argomentazioni attuali, anche se passate indirettamente e apprezzo positivamente, soprattutto in un periodo storico come questo, dove non va lasciato nulla per scontato e permettere di affrontare certi temi importanti per un pubblico tendenzialmente inferiore di età, è un qualcosa di molto importante che viene messo in atto in questo film. 

Mi è piaciuto, mi ha divertito e mi ha fatto riflettere su temi indispensabili da trattare come è giusto che sia e in un contesto di realizzare un film d’animazione che non lascia un pubblico in un’enfasi insipida, ma con tanto colore e un po’ di attenzione posta che sarebbe necessaria.

mercoledì 3 dicembre 2025

Il ritorno del mito di Frankenstein



Recensione redatta da Valerkis

Frankenstein è sempre stato oggetto di numerose pellicole che nel corso degli anni hanno arricchito la storia del cinema. Anche Guillermo del Toro decide di portare il suo Frankenstein, in una modalità totalmente autentica e differente dalla base storica, tratta dal romanzo scritto da Mary Shelley. 

"Ci ho messo 30 anni a realizzare questo sogno, prendendo il meglio di quello che ho incontrato, in termini di capacità tecniche. Il romanzo ci parla ancora”.

Queste parole espresse dal regista, individuano come nella realizzazione di questo film si intravede un qualcosa di puramente artistico nell’esecuzione, risultando completo nelle forme che assume.

La storia di Frankenstein, bene o male la conosciamo tutti. Penso. Io non sto di certo a raccontarvela. Avete presente, quello scienziato che realizza la sua Creatura e poi prende vita e si dice che poi diventa cattiva e secondo voi perché? Di suo o perché lo fanno diventare cattivo, considerandolo a prescindere un essere mostruoso e inguardabile a primo impatto?

Se ognuno di noi si informasse sulla vera e propria storia di Frankenstein e della sua Creatura, quindi quella ideata dalla Shelley, confrontandola con quella di Del Toro, si noterà che c’è sicuramente qualche (e giusto qualche) differenza. Ovviamente sono stato sarcastico. è evidente che ci sia una notevole differenza, stravolgendo in questo modo la base storica del romanzo di Mary Shelley e creando una storia unica attraverso le doti artistiche di un regista come Guillermo Del Toro, che molti avranno adorato per il film “La forma dell’acqua”. Non è assolutamente paragonabile con questo appena citato, anche se il regista ha per sua dote questo suo lato emotivo da esaltare e metterlo per iscritto, sia a livello di sceneggiatura, registico e stilistico in sé.

Ammetto che per certi versi, il film potrebbe risultare abbastanza pesante, soprattutto nella prima parte dando un bel po’ di spazio ai personaggi e ai propri caratteri. Poi, quando parla la Creatura, il film diventa entusiasmante e attraente per chi lo vede. Si fa altrettanto interessante e lasciando parlare la Creatura, fa riflettere su come essa non viene raffigurata per come si possa pensare e l’obiettivo del film era mettere in risalto, tramite la fotografia eccezionale delle inquadrature e della scenografia in sé, il sentimento della Creatura e di come lui possa essere incluso e cosa non fanno invece gli umani. Allora chi è il mostro? Chi sono i mostri? 

Guillermo Del Toro dimostra una certa autenticità dietro la macchina da presa e questo l’ho capito, quando è riuscito ad evidenziare il dettaglio principale della storia. Apprezzata. Regia pienamente equilibrata, sceneggiatura articolata che si mostra attraverso la modalità di regia e soprattutto la fotografia, è stata molto importante e ha accompagnato eccezionalmente ogni singolo frame, per il contesto in cui è ambientata la vicenda. Molto buono il lavoro svolto da Dan Laustsen. Le interpretazioni dei due protagonisti di Jacob Elordi (nei panni della Creatura) e di Oscar Isaac (nei panni di Victor Frankenstein) le ho pienamente apprezzate, perché hanno messo in primo piano il proprio carattere e riuscendo a far coinvolgere il pubblico, così, nelle scena che li interessavano. Figura importante anche quella di Elizabeth (Mia Goth) per entrambi i personaggi, da un lato per l’amore provato e dall’altro per la semplice ammirazione della Creatura. 

Il film è diviso in due parti, ricco di aspetti e così creando una storia divisiva ma che porta, alla fine, alla comprensione di come una Creatura strana, mostruosa e non conforme al resto non si passi per quello che viene mostrata. Guillermo Del Toro accentra pienamente il concetto e riesce a raggiungerlo, a suo modo, valutando così positivamente ogni idea ispirata su questo film, basato su uno dei romanzi più importanti della storia.


Intervista a Guillermo del Toro su Frankenstein:

https://www.vogue.it/article/frankenstein-film-guillermo-del-toro-recensione


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