lunedì 9 marzo 2026

Da un dramma scolastico a quello che sarà la vita

 


Recensione redatta da Valerkis

Dopo la fantastica interpretazione in La Grazia di Paolo Sorrentino, Anna Ferzetti ritorna come protagonista in una storia che mi ricorda un po’ i tempi in cui mi guardavo tutta quella categoria che definirei “drammi scolastici”. Tutte quelle storie ambientate a scuola con tutti i problemi che sono presenti all’interno di una classe, in un continuo scambio di vite diverse e situazioni una differente dall’altra.

Anna Ferzetti interpreta una professoressa d’inglese che è stata assegnata ad un liceo della periferia romana, dove gli studenti sono in preda alle difficili condizioni in cui si ritrovano. D’altronde la vita di borgata, come si suol dire, non promette nulla di buono, un futuro incerto e una condizione fragile per i ragazzi e le loro famiglie. La protagonista si ritrova a che fare con una classe dell’ultimo anno che dovrà  sostenere l’esame di maturità e gli studenti non sanno dove sbattere la testa, ma come dicono loro…provengono dalla strada e non è perché non si mettono sui libri non sanno argomentare. Sapranno, a loro modo, definire il senso critico (anche sbagliato) ma data la propria esperienza di vita. L’obiettivo della professoressa è quello di porre al centro i ragazzi e dare un senso al loro ritrovarsi in un contesto, alla loro vita e cercare di tirarli fuori da quella "comfort zone” che si sono creati, non per colpa loro.

Anna Ferzetti potrebbe decretare l’inizio di una lunga serie di interpretazioni cinematografiche capaci di inserirsi centralmente in storie interessanti, come questa. L’interpretazione era al livello sociale in cui si è ritrovata e diventando così una di loro, o forse si è ritrovata, a prescindere, nei loro caratteri sentendosi pienamente coinvolta. Non è un personaggio scontato, non è un’eroina, ma è una che vuole far stimolare e far aprire gli occhi ai ragazzi e fargli sviluppare la maturità che li contraddistingue. Parlando di loro, appunto, nelle interpretazioni sono tutti alle prime armi e hanno mostrato la piena naturalità caratteriale di persone di periferia. Ammetto che nelle tante battute sboccate, qualcuna ha fatto ridere, qualcuna era esagerata, però se volevi mostrare la naturalezza del saper esprimersi, posso anche comprenderla anche se rimango dell’idea che avrei risparmiato qualche battuta.

Ma aldilà di questo, Umberto Carteni non è nato ieri a fare regia e nello scrivere le sceneggiature di film italiani anche conosciuti (Diverso da chi?, Studio illegale etc…) e comunque ha coordinato bene tutte le sequenze della storia di un anno scolastico turbolento e per nulla prevedibile. I personaggi sono simili nella propria individualità e grazie a frasi inglesi citate, qualcuno riesce a sviluppare il senso critico ricercato. Non riesco a definire se mi è piaciuta come idea quella di prevedersi, oppure no, come se avessero spoilerato tutto quello che sarebbe avvenuto dopo. Peró, forse, l’idea era di far capire che non è il carattere a definire la persona, ma a come affronta la realtà. Vi anticipo, non ho letto il libro di Gaja Cenciarelli da cui è stato tratto il film, ma so che questa vicenda è tratta da fatti realmente accaduti e da personaggi che esistono o sono esistiti. 

Di “film scolastici” ce ne sono molti e vi dico, non è di certo il film dell’anno, o il miglior film mai visto nella mia vita, ci sarebbero da fare appunti su vari aspetti: la serie di battute, lo squallore dietro ogni storia, la mancata storia della protagonista (si conosce solo una parte) e anche certi fatti definiti scontati. Ma per come si mostra il finale, lo consiglio di vedere che non è stato banale, per una vicenda senza eroi.

sabato 28 febbraio 2026

Mah...forse il peggiore!

 


Recensione redatta da Valerkis


Vogliamo andare in vacanza quest’estate? Si? Perché no, in Sicilia, in mezzo all’arcipelago delle Eolie, dove c’è Panarea. Forse la più gettonata a livello turistico, o forse no, ma in questo caso è stata la vittima di una vicenda alquanto costruita forzatamente per cercare di raccontare una vacanza tra personaggi per riuscire a far ridere le persone che vedranno (e non, mi auguro) questo grande capolavoro di un genere categorizzato “trash” di per sé. Tanto c’è già chi lo ha dichiarato e mi affianco anche io a quest’idea.

Una serie di personaggi si intreccia sull’isola durante l’estate: folla, movida, un continuo via vai di ragazzi, come solitamente accade in una località turistica di questo tipo. Tutto molto prevedibile. Giovani di varie età alla ricerca di divertimento, flirt estivi e avventure passeggere, che si muovono all’interno di un intreccio che fatica però a trovare una vera sostanza narrativa.

Giovanni Di Clemente, che è stato un importante produttore e distributore italiano di film nazionali e internazionali (diciamo è merito suo se un capolavoro vero come Il Silenzio degli Innocenti è stato distribuito in Italia) ha voluto credere in questa storia, anche troppo (un investimento di miliardi del vecchio conio con un ritorno sotto le aspettative) e dando una chance a registi come Castellano e Pipolo, di continuare a dirigere storie che raccontano l’italianità in vacanza con tutti gli stereotipi del caso. Entrambi hanno fatto storia della commedia italiana anni ’80 e hanno diretto tutti film gradevoli e piacevoli, ma questo non lo è. Non fa ridere, scontato, forzato e attori che non hanno capito cosa facevano. Non se ne salva uno a livello interpretativo e neanche i due registi colleghi di una vita, nella sceneggiatura, essendo assolutamente blanda e senza particolari che hanno reso il film alquanto comico. Giusto Guido Nicheli (conosciuto come il Dogui) ha un po’ risollevato la situazione, ma per molto poco. Anzi, troppo poco e non salvando minimamente il film.

Flop totale, non solo commerciale, ma proprio nel fare cinema. Almeno se vogliamo raccontare i vizi dell’estate italiana, facciamolo bene con un minimo di ricerca nel far ridere sensatamente il pubblico, ma non sarebbe l’unico “cine-cocomero” della situazione che mi porterebbe a ribaltare la situazione. Non siamo ingenui noi spettatori e farci apprezzare categorie del genere, ma sappiate che se volete conoscere bene o male il cinema, è anche questo. La settima arte è costituita anche dai Z-movie (peggio dei B-movie, sappiatelo) e parlarne è comunque sapere che il cinema può diventare anche l’arte dello schifo, se giocata male dall’essere umano e per favore, se vogliamo fare cinema, almeno facciamolo fatto bene, senza cercare di forzare tutto il corpo che partecipa alla realizzazione di un qualcosa che va ad arricchire il patrimonio italiano cinematografico, che non merita di essere screditato così. Un’occasione sprecata, soprattutto per un duo come Castellano e Pipolo.


venerdì 27 febbraio 2026

Crederci sempre!



Recensione redatta da Valerkis

Navigando su Amazon Prime Video, decido di recuperare questo film bellissimo diretto da Alejandra Marquez Abella e racconta la vera storia di José Moreno Fernandez, primo bracciante agricolo della storia ad andare nello spazio. Però, passo dopo passo, raccontiamo e definiamo i particolari necessari.

José (Michael Peña) viene da una famiglia di braccianti messicani e si sposta frequentemente in luoghi diversi per i lavori dei suoi genitori perché hanno necessità di denaro per costruire una nuova casa. José ha un buon potenziale per continuare gli studi, ma la realtà che deve affrontare è quella che si ritrova, oppure può seguire delle istruzioni che possono aiutarlo a cambiare rotta e raggiungere così i propri obiettivi. I genitori gli pagano gli studi, invece della casa e così vive una vita in preda al sacrificio, per riuscire ad entrare in un laboratorio di esperti e colleghi ingegneri per lavorare insieme per conto degli USA. Continuando e continuando sempre di più a prepararsi, riesce ad entrare alla NASA e il resto è storia e raggiungendo infine il suo obiettivo.

Essendo scettico, a prescindere, nei confronti delle case di produzione delle piattaforme online di streaming, qui ho visto una buona produzione per un film realizzato, nel complesso, molto bene e raccontando una storia avvincente e che spinge a credere nelle proprie ambizioni, trapassando ogni momento delle istruzioni indicate nel corso della storia. L’interpretazione di Peña è stata ben coordinata e lui ha trasmesso le emozioni che provava José in ogni momento vissuto nella sua vita. Interpretazione misurata e credibile. Accompagnato da tutte le altre buone interpretazioni del resto del cast, soprattutto di Rosa Salazar (nei panni di Adela, sua moglie). Si percepisce tutta l’enfasi di inseguimento di un sogno per ottenere quello che si vuole e questo film riesce con una regia capace di sapere fare il proprio lavoro, accompagnata da una scrittura per nulla banale e non troppo articolata, da contorcere i particolari. 

Inoltre, la regia è accompagnata da buona fotografia e colonna sonora che arricchiscono ancora di più ogni sequenza. Ogni frame, ogni attimo. Un film che consiglio, sicuramente e comprendere bene le istruzioni che dà il padre di José e fa riflettere sui passi che ognuno dovrebbe compiere per raggiungere uno specifico obiettivo e sembra che il protagonista ci sia riuscito.


sabato 24 gennaio 2026

Di chi sono i nostri giorni?

 



Recensione redatta da Valerkis

Dopo due anni da Parthenope, Paolo Sorrentino con una nuova vicenda arricchisce la sua carriera da regista con un lavoro svolto per nulla indifferente e variando la sua modalità di eseguire e mostrare la sua tecnica. Con Parthenope si mostrava un sentimentalismo accentrato, qui lo è senz'altro ma dando molto spazio alla "lentezza" che contraddistingue la sua tecnica.

Mariano De Santis (Toni Servillo), presidente della Repubblica Italiana a fine mandato vive il suo “semestre bianco” (ultimi sei mesi di carica del Capo dello Stato) in preda all’approvazione di una legge sull’eutanasia, concedere due grazie e…i rancori di una vita sentimentale finita da ormai troppo tempo. Mariano è affiancato quotidianamente dai suoi collaboratori e sua figlia, Dorotea (Anna Ferzetti), giurista anche lei, come il padre, che lo accompagna durante il suo mandato, rendendosi disponibile ad aiutarlo nel suo operato.

Le interpretazioni sono state essenziali in questa vicenda. Toni Servillo, una garanzia come sempre e ci ha trasmesso l'etica di un personaggio che non risulta freddo, a parer della veste che ricopre. Ha dentro di sé tanto da dire e raccontare, che purtroppo non può. Finalmente, grazie a Sorrentino, Anna Ferzetti è riuscita ad avere una parte più laboriosa e impressionante, risultando più centrale nei ruoli che ha interpretato, insieme a Mariano e non sovrastarlo minimamente. A seguire, ci sono stati tutti gli altri personaggi che sono stati attorno a Mariano, come il ministro e suo amico Ugo Romani, la sua amica Coco Valori, il Colonnello Labaro, il Premier e il Papa, interpretati benevolmente dal resto del cast, proporzionati alla parte interpretata. La regia e sceneggiatura di Paolo Sorrentino assumono entrambi una variazione rilevante, in questi ormai venticinque anni di cinema sorrentiniano. Ho percepito molto spazio dato alla “lentezza” che gli appartiene nella sua tecnica, che la contraddistingue e facendo prendere tempo alla scena di costruire, oppure per concedere al Presidente De Santis il suo “tempo di riflessione”. Può risultare pesante, a qualcuno, ma non risulta troppo opprimente nel complesso. Risulta un soggetto molto concentrato, considerando lo spazio limitato a quello del ruolo istituzionale che ha ricoperto De Santis e per concentrare le proprie riflessioni e percepire infine la “grazia” concessa.

È un film che merita di essere visto e l'ho apprezzato per come è stato realizzato, percependo, infine, questa grazia che risulta non essere prevedibile, come si potrebbe pensare, anche con una certa ironia. Di chi sono i nostri giorni? Come rispondereste alla domanda che si pone? Non è un film troppo centrato sulla politica e risulta come elemento contornante alla vicenda e questo mi è piaciuto, non solo per una questione di presa di posizione, ma perché non era l’obiettivo parlare di politica e tramandare messaggi diretti al contesto, ma di come nonostante le persone rivestono un uniforme e una carica di certo livello, restano di fondo degli esseri umani e mettendo così in risalto, quella umanità che ognuno ci definisce, manifestando emozioni e rancori di una vita. Non è diretto, ma viene interpretato.

Paolo Sorrentino non è surreale qui, come è solito fare e ha puntato nell’affrontare varie tematiche. Sentimento nascosto, ruolo politico che riveste la sua vita, la grazia meritata di ognuno e questo rappresentato…lentamente, come bravo risulta nella sua direzione.  

Comunque…anche per aver fatto rappare Servillo su un testo di Guè, Paolo Sorrentino risulta immenso e ha fatto bene ad affidare a Guè il merito di “Cavaliere della Repubblica” (in senso figurato della vicenda del film).

giovedì 8 gennaio 2026

Che fantascienza, da vedere!

 



Recensione redatta da Valerkis

Prima che James Cameron ci traumatizzasse con il suo Titanic e poi intraprendendo la sua avventura con i vari Avatar, c’è questo curioso film scritto da lui e diretto dalla bravissima Kathryn Bigelow che affronta la tematica del noir postmoderno, in una maniera unicamente approcciata al senso apocalittico del passaggio al nuovo millennio (basta ripensare al famoso Millennium Bug, che non è avvenuto). 

Trama: Lenny (Ralph Fiennes) per vivere spaccia delle clip da visionare attraverso un macchinario che immedesima il proprio punto di vista e la propria mente in un contesto realmente accaduto ma da parte di altri. Un “filo-viaggio” attraverso la realtà virtuale di situazioni accadute e con l’evolversi della vicenda, si aggiungeranno una serie di personaggi che girano intorno a Lenny.

Di solito parlo subito di regia e sceneggiatura, qui vorrei partire dagli attori, quelli principali che hanno avuto un ruolo attivo per tutta la durata del film. Ralph Fiennes nei panni del protagonista, risulta pienamente coinvolto e attivo nella centralità del personaggio e confermandosi un bravo attore. Angela Bassett, nel ruolo di Mace che lo accompagna in tutta la sua avventura ambientata negli ultimi giorni del ventesimo secolo e interpreta un personaggio per nulla scontato. Poi Juliette Lewis, nei panni di Faith, l’ex di Lenny, interpreta un ruolo più deciso e importante dopo ormai numerose interpretazioni tra cui Cape Fear di Scorsese, dove ha avuto lo slancio per la sua carriera da attrice. Tom Sizemore, nei panni di Max, un altro che accompagna Lenny nella sua avventura, ma da non trascurarlo minimamente per la sua incredibile e sconvolgente evoluzione nella storia. Brigitte Barko, nei panni di Iris, personaggio dominante nella storia. Infine, Michael Wincott, nei panni di Philo, il pezzo grosso del giro, anche lui pienamente integrato. Tutte interpretazioni non esaltanti, ma nemmeno sproporzionate, comunque hanno dato un tocco ad un film che detiene un’importanza nel genere noir-fantascientifico hollywoodiano. Ora possiamo passare a regia, sceneggiatura e compagnia bella. Regia di Kathryn Bigelow decisa, moderna, innovativa e pienamente integrata nella sceneggiatura curata da James Cameron (inoltre ha curato il soggetto e ha prodotto il film) e Jay Cocks. La sceneggiatura è stata accurata in ogni singolo elemento che ha descritto la situazione, l’ambientazione e tutto il contesto storico e predizione su un qualcosa che poi realmente si è realizzato. Insomma, la realtà virtuale ormai è argomento di discussione, di ricerca e sviluppo a tutti gli effetti. Fotografia e musiche accompagnano notevolmente la storia e aggiungerei la comparsa di Skin degli Skunk Anansie, che interpreta Selling Jesus alla scena finale del Capodanno. 

È un film che ho molto apprezzato e che secondo me ripropongono molto poco, purtroppo. Recuperarlo è degno di immergersi in qualcosa di elettrizzante e di spaventoso al suo tempo, sia per ciò che si compiva tra i personaggi, per lo scopo di tutto quanto, le tematiche affrontate e il contesto storico generale. Sicuramente, a mio parere, è uno dei film fantascientifici da non scartare assolutamente. Tematiche più che attuali, predominanti e visionarie sul mondo che ci stiamo per ritrovare, è stata la forza di questo film che mi fa considerare come uno dei titoli maggiormente notevoli del panorama hollywoodiano.

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